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DA MARCO GONELLA  ===>

in questo particolare momento, non è un compito facile il mio.

Debbo comunicarvi che il nostro Riccardo Meraviglia ci ha lasciato.

Una violenta crisi provocata dal diabete, che da tempo lo affliggeva, purtroppo, gli si è rivelata fatale ed a nulla sono valsi tutti i tentativi di arginare il suo grave stato di salute.

Una grande perdita per tutti noi che lo abbiamo conosciuto ed abbiamo condiviso con lui momenti di sportività e di sana e sincera allegria.

Caratterizzato da un’intelligenza non comune che, proprio per le sue indiscutibili splendide linee di pensiero ed il suo carattere estroverso e gioviale, sempre pronto ad un ottimo suggerimento tecnico o, in alternativa, ad una irresistibile battuta di spirito, ha colmato il nostro “Polo” sin dai suoi primi accessi, lascia nel piccolo universo BRAC un vuoto difficilmente colmabile.

Qualche anno addietro, quando il nostro Forum, attualmente in completo disuso, ancora non era stato soppiantato dai nuovi “social”, in un’area piuttosto nascosta del BRAC Pub, Riccardo  ci ha consegnato una sua indelebile impronta. Ci si scambiava, per semplice diletto, qualche piccolo raccontino di fantasia,  argomento molto lontano dalle disquisizioni tecniche che all’epoca riempivano i vari “thread” di Aria Compressa del forum.

Voglio ricordarlo, oltre che con la sua immagine in linea di tiro,  proprio attraverso uno di quei suoi racconti, in grado di porre appieno in risalto chi fosse realmente e quali fossero i suoi profondi  sentimenti.

Concludo queste poche righe  con la convinzione che la sua “ importante ed incisiva” presenza  resterà sempre viva in noi  così come lo è stata durante l’ultima occasione di incontro che abbiamo, in grande allegria, condiviso con lui lo scorso mese a Pontedera.

 

 

Da tutti noi di BRAC Italia

 

Ciao Riccardo ........

 

Lea e Gim

Si stava proprio bene in quella casa. Cibo sempre fresco, acqua nella ciotola e
tante coccole. Si poteva dire tutto di Italia ma non che lesinasse le coccole.
D'altra parte Italia viveva da sola, se non contiamo gli acciacchi sempre più
numerosi che la venivano a trovare. Quindi la compagnia di Lea, volpina bianca
di 10 anni, rappresentava per lei un baluardo contro la solitudine. E la solitudine
porta con sé cattivi pensieri. La solitudine è una brutta bestia.
Lea questo lo sapeva, o meglio, lo percepiva nella sua testolina bianca e attenta,
e saltava in braccio ad Italia ogni volta che lei sedeva a guardare un po' di tv,
dopo aver fatto tutto due volte. Non che ci fosse molto da fare in quella casetta
ma Italia lo faceva comunque due volte.
Ciò nonostante il tempo era sempre troppo e la giornata non finiva mai. Lea
aveva ereditato il nome dalla precedente cagnetta di Italia, che aveva animali da
una vita, e si chiamavano tutti Lea. Quel nome le piaceva, era sbrigativo ma al
contempo gentile, come il suo carattere.
Quella sera, mentre se ne stava acciambellata in grembo a Italia non era attratta
come al solito dai movimenti delle figure in quella buffa scatola davanti alla
quale la sua padrona passava tanto tempo. Stava pensando a Gim, il pastore
tedesco che apparteneva al vicino, vecchio amico di Italia. Anche Lea e Gim si
conoscevano da tanto, da quando lei arrivò in quella casa e si trovò muso a muso
con un grosso pastore di cinque anni. Unica difesa: la robusta rete che separava i
due minuscoli giardini.
Ma Gim non sembrava pericoloso. Sì, i primi giorni aveva annusato
intensamente la piccola volpina attraverso la rete , ma poi si era disinteressato.
Preferiva scavare furiosamente lungo la recinzione creando piccoli varchi al di
sotto. Non ci sarebbe mai passato con la sua mole. Ma Lea sì.
Una mattina di primavera, col terreno ammorbidito da una settimana di pioggia,
prese il coraggio a due...zampe ( si può dire?) ed iniziò ad allargare il passaggio
dalla sua parte, suscitando la curiosità ottusa di Gim. Tira e spingi, spingi e tira,
alla fine fu oltre la rete. Da così vicino la mole del suo vicino era ancora più
impressionante. Gim si avvicinò circospetto, lentamente, quasi timoroso. Il
grosso tartufo nero umido e sporco di terra. Si annusarono reciprocamente per
qualche minuto poi Gim tirò fuori la sua enorme lingua rosa ed iniziò una
sistematica opera di pulizia del candido pelo di Lea che sembrava gradire quella
specie di...bacio canino. Da quel giorno la volpina passò spesso nel giardino
adiacente attraverso lo scavo che andava ingrandendosi.
A guardarli sembravano proprio una strana coppia: lui steso su un fianco in tutta
la sua lunghezza, con la lingua penzoloni, mentre Lea si rannicchiava tra le sue
zampe anteriori, come a cercare protezione. Certamente stando lì sentiva battere
il grosso cuore di Gim. (Che poi si sarebbe dovuto chiamare Jim, con la gei,
come uno dei miti di celluloide del suo padrone. Però questi l'inglese non lo
sapeva proprio e sulla cuccia scrisse : GIM.)
A lui stava pensando Lea davanti alla tv. Gim ormai aveva 15 anni ,che per un
cane di grossa taglia sono tanti davvero, e soffriva di tutti i problemi di quella
condizione. Aveva male ai denti e non riusciva a mangiare altro che sbobbetta
liquida. Non ci vedeva quasi più e la displasia dell'anca gli impediva di muoversi
provocando un dolore continuo.
Lea sentiva che il suo amico Gim, il suo compagno di tanti caldi pomeriggi
estivi si stava lentamente spegnendo. E ci stava male. La mattina seguente udì
una voce nuova, mai sentita prima, che giungeva dal giardino del vicino. Italia
era andata a ritirare la pensione, come faceva una volta al mese da molti anni.
Lea aprì grattando la porta, uscì in giardino e si portò a ridosso della rete.
Gim era steso a terra, come sempre ultimamente, con gli occhi incollati dal muco
e il respiro debole. La mano appartenente alla voce nuova stringeva una piccola
siringa e, dopo una muta richiesta di consenso rivolta al proprietario, inserì l'ago
in una piega della pelle di Gim e svuotò lo stantuffo. Poi si alzò e si avviò
all'uscita, accompagnato dal vicino.
Erano soli. Lei e Gim. Si intrufolò nel passaggio e raggiunse il grande corpo
dell'amico di una vita. Come sempre si infilò tra le zampe anteriori, contro il
petto. E lo sentì. Il cuore batteva lenti colpi mentre Gim, aperto un occhio con
grande fatica, sembrava volersi assicurare che fosse proprio lei. Solo allora
richiuse pesantemente la palpebra. Il suo grande cuore diede un ultimo battito e
poi solo il silenzio.
Se passate oggi da quel giardino, la tomba di Gim è in un angolo, segnalata dal
pezzo di legno col nome sbagliato. A fianco ne hanno scavata un'altra, più
recente e più piccola. Su un sasso c'è scritto Lea.

E nessuna rete in mezzo.

Ric